Piccioni: convivenza sì, sovraffollamento no

Ai piccioni non dare da mangiare

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Frutto di incroci avvenuti tra i colombi selvatici e quelli allevati dall’uomo, oggi i piccioni fanno parte del paesaggio urbano. La presenza di animali nelle città contribuisce a mantenere un legame tra l’individuo e l’ambiente naturale, che va preservato e rispettato.

Quando i piccioni sono un numero contenuto (al massimo 300-400 per kilometro quadrato, secondo le indicazioni dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) svolgono un ruolo importante cibandosi di rifiuti e tenendo lontani altri animali più pericolosi come i ratti.

…Ma attenzione: convivenza sì, sovraffollamento no

La disponibilità di cibo e di ripari, come soffitte e abitazioni abbandonate, causano la concentrazione e la riproduzione smisurata dei piccioni. Le loro colonie alterano l’ecosistema, causano danni ai beni monumentali e architettonici e rischi sanitari.

Quali sono i rischi sanitari?

I rischi di contrarre reazioni allergiche e malattie sono potenziali e proporzionali al numero dei piccioni sul territorio. Le malattie che potrebbero essere contratte sono la salmonellosi, la campilobacteriosi, la clamidiosi, la borreliosi, la toxoplasmosi, la criptococcosi etc

Chi è più a rischio?

Le persone con un sistema immunitario compromesso (bambini, donne in gravidanza, anziani, pazienti oncologici, etc)

Quali sono le modalità di trasmissione?

Le feci, le zecche, la dispersione di polveri di origine animale (oltre alle feci, anche piume, desquamazioni cutanee, residui di uova dischiuse etc) anche in condutture per l’aereazione forzata.

Cosa fanno gli enti pubblici?

Per contenere il numero di piccioni, gli enti pubblici posizionano dissuasori, chiudono i siti di deposizione delle uova, rimuovono il guano e provvedono alla disinfestazione. In alcuni Comuni, come ad Aosta, i Sindaci hanno emanato ordinanze per vietare alle persone di dare cibo ai piccioni, prevedendo multe e chiedendo la loro collaborazione per segnalare le situazioni di disagio.
I cittadini che notano casi di malattia o mortalità elevata dei piccioni, possono rivolgersi ai vigili urbani se ci si trova nei centri abitati e, in altri contesti, alle guardie forestali.

In cosa consiste il controllo e la sorveglianza sanitaria?

Il servizio veterinario periodicamente controlla il numero dei piccioni nei centri urbani e segue un programma di sorveglianza epidemiologica nei confronti di alcune malattie dei piccioni trasmissibili all’uomo. In particolare sta provvedendo alla raccolta di campioni delle feci dislocate nelle diverse zone della città per la ricerca di germi potenzialmente patogeni per l’uomo. Sui piccioni morti per cause diverse raccolti in città, anche grazie alla segnalazione dei cittadini, viene praticata presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale l’autopsia per la ricerca di patologie trasmissibili, con esami di laboratorio per monitorare i fattori di rischio.Sono interventi vietati e inefficaci la cattura e la soppressione.

Cosa possiamo fare tutti?

Diamo il nostro contributo per un centro abitato più pulito e sano.Chi vuol bene ai piccioni non dà loro da mangiare e lascia che trovino il cibo da sé.Oltre a questa semplice regola, è importante ricordare di chiudere gli accessi a soffitte, nicchie o altri luoghi che i piccioni potrebbero usare come riparo e per la nidificazione.

 


 

Scheda del progetto di comunicazione

obiettivo: sensibilizzare la popolazione a non dare da mangiare ai piccioni per evitare la formazione di colonie nei centri abitati e prevenire i conseguenti rischi sanitari.

strumenti: locandine, depliant, spot video, media relation

distribuzione prevista: sedi distrettuali e poliambulatori dell'Azienda sanitaria, comuni e biblioteche di tutta la Regione, esercizi commerciali del centro di Aosta e scuole di Aosta.

promotori: Azienda USL Valle d’Aosta in collaborazione con CPEL-CELVA

Allegati

pdf - 116,88 kbOrdinanza Sindaco di Aosta n.325 del 2007 [116,88 kb]

pdf - 1,40 mbOpuscolo [1,40 mb]

pdf - 881,16 kbLocandina [881,16 kb]

gif - 14,26 kbBanner [14,26 kb]

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Galleria fotografica

Azienda USL della Valle d’Aosta