Presa in carico, da parte dei servizi territoriali di logopedia, del bambino in contesto multiculturale

Individuazione, sperimentazione e definizione di strumenti relativi all'analisi del linguaggio e degli apprendimenti del bambino in contesto multiculturale

Nel corso degli anni 2012 e 2013 un gruppo di logopediste dell’Azienda USL Valle d’Aosta, visto il sempre maggior numero di bambini migranti di 1° e di 2° generazione che accede ai servizi territoriali di logopedia, ha sentito la necessità di svolgere percorsi di formazione sul campo relativi alla presa in carico logopedica del bambino in un contesto multiculturale.

Alcune logopediste, dopo aver partecipato a giornate di formazione, svolte a Mantova e a Cremona, sul “bambino bilingue in logopedia”, e in seguito all’approfondimento del tema della multicultura, bi e plurilinguismo e dalla sperimentazioni sul campo in ambito nazionale sulla gestione del bambino straniero con difficoltà comunicative, ha rilevato l’esigenza di elaborare strumenti che permettano di effettuare diagnosi logopediche più precise e immediate, riducendo gli accessi impropri.

Sono state individuate alcune azioni fondamentali:
  • Informare le famiglie sullo sviluppo linguistico dei bambini plurilingue nati nel nostro territorio o giunti in età prescolare
  • Acquisire competenze per effettuare diagnosi logopedica differenziale tra disturbo di linguaggio e ritardo fisiologico nell’acquisizione delle diverse lingue
  • Definire il ruolo e le competenze del logopedista nella gestione del bambino plurilingue
  • Ridurre l’accesso improprio ai servizi dei bimbi che non presentano disturbo specifico del linguaggio
  • Ridurre l’accesso tardivo ai servizi dei bambini con disturbo specifico del linguaggio
  • Ridurre l’accesso ai servizi per difficoltà di apprendimento secondaria a una non corretta gestione dell’evoluzione linguistica del bambino esposto a lingue diverse in tempi diversi
  • Condividere con i servizi di Neuropsichiatria Infantile i dati emersi dalla sperimentazione
La formazione ha visto succedersi tre fasi sostanziali:

  1. Prima fase
    Elaborazione di opuscoli informativi, nelle principali lingue straniere presenti nel contesto culturale valdostano (arabo, cinese, albanese, rumeno, portoghese), sullo sviluppo linguistico e plurilinguistico del bambino. L’opuscolo è stato presentato agli operatori pediatrici, che costituiscono il primo contatto con le famiglie dei nuovi nati; al momento della prima visita l’opuscolo viene consegnato alle famiglie migranti.

  2. Seconda fase
    Definizione, in seguito alla sperimentazione, dello strumento relativo all’anamnesi transculturale (ALT), elaborato nelle 4 lingue più frequenti nella realtà valdostana (arabo, cinese, albanese, rumeno), in grado di fornire indicazioni immediate al fine di differenziare il disturbo di linguaggio da un’evoluzione fisiologica (ma con tappe dilatate e ritardate) del linguaggio nel bambino bi o plurilingue.

  3. Terza fase
    Definizione, in seguito alla sperimentazione, di:
    • un protocollo per la diagnosi logopedica differenziale tra disturbo del linguaggio e sviluppo del linguaggio fisiologico nel bambino bi o plurilingue
    • un protocollo di valutazione per diagnosi differenziale tra disturbo specifico dell’apprendimento e difficoltà di apprendimento derivante dal bi o plurilinguismo.
Bibliografia
Il bambino bilingue Barbara Abdelilah Bauer ed Raffaello Cortina
Crescere nel bilinguismo Silvana Contento ed Carocci

Suggerimenti ai genitori in:

Allegati

Azienda USL della Valle d’Aosta