Medicina di montagna, ad alta quota l’alta ricerca

 

L’Ambulatorio di medicina di montagna, rappresenta un esempio di come un’attività di nicchia possa avere ricadute importanti per tutta la popolazione.
Considerata l’incidenza delle patologie correlate alla carenza di ossigeno (come infarto, ictus e malattie cardio-polmonari), la medicina di montagna rappresenta un modello di studio e ricerca per la salute anche di chi non va in alta quota.

190 test di ipossia e 539 pazienti visitati (il 34% residenti fuori Regione), con un’età media di 44 anni – anche se gli ultra 65enni sono in aumento. Il dottor Guido Giardini, neurologo e referente dell’Ambulatorio, descrive le attività svolte, ma indica soprattutto le sfide della medicina di montagna per il prossimo futuro. Rispetto a categorie specifiche di pazienti, sarà monitorato lo stato di salute dei lavoratori della funivia di Punta Helbronner a 3500 metri di altezza, il cantiere più alto d’Europa. Parallelamente, in collaborazione con il CSV, si sperimenterà la “montagna-terapia” per migliorare il cammino delle persone con paraparesi spastica.

Un seconda area di intervento riguarda la collaborazione con altri centri di ricerca per la medicina di montagna. Il progetto Resamont – Réseau Transfrontalier de Médecine de Montagne – prevede ora, per i partner che ne fanno parte, l’avvio di un registro delle malattie in quota, un progetto di ricerca applicata (già validato dal Comitato etico aziendale) basato sulla somministrazione di test agli stessi pazienti sia ad alta quota che ad Aosta, e un evento di sensibilizzazione sulla Medicina di montagna dedicato al grande pubblico, che si terrà a Courmayeur il 24 e 25 agosto. Il ruolo della ricerca nelle attività dell’Ambulatorio di medicina di montagna è confermato dalle collaborazioni scientifiche con l’Università Milano Bicocca (Dipartimento di Fisiologia Umana e Medicina dello Sport), con l’Università di Padova (Dipartimenti di Biologia) e con il CNR di Pisa (Istituto di Fisiologia Clinica) per lo studio clinico e genetico sulle patologie da alta quota.

Tra gli obiettivi futuri dell’Ambulatorio vi sono lo sviluppo della telemedicina e la costituzione di una rete degli Ambulatori di Medicina di montagna italiani – a oggi ancora limitati per numero e tipologia di attività svolte – per la condivisione dei casi di studio e il confronto delle esperienze. L’ambulatorio di Aosta, in collaborazione con la Cardiologia, ha condotto un test da sforzo in condizione di ipossia su 15 pazienti cardiopatici con condizioni stabili. Ne è risultato che se lo sforzo è moderato e le temperature non sono fredde, anche questi pazienti posso raggiungere senza rischi i 3500 metri di altitudine. Se anche altri ambulatori avessero condotto lo stesso studio, un campione più ampio di analisi permetterebbe di confermare scientificamente questo risultato.

Allegati

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Dott.ssa Carla Stefania Riccardi
Dottor Guido Giardini
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